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Cacciacarri
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Un mwbqcacciacarri è un veicolo da combattimento, ruotato o cingolato, adibito specificamente al contrasto dei carri armati, rispetto ai quali presenta solitamente minore protezione e minore capacità multiruolo.cite-ref-1[1]

A partire dalla fine della seconda guerra mondiale, si è assistito alla progressiva sostituzione dei cacciacarri, tradizionalmente armati con cannoni, con mezzi blindati armati invece con mwdwmissili anticarro. Alcuni paesi continuano tuttavia ad operare delle soluzioni moderne come gli mweaautoblindo cacciacarri. Generalmente caratterizzati da alta manovrabilità, un alto potenziale offensivo, ma una scarsa corazza. Alcuni esempi di autoblindo cacciacarri sono il mweqCentauro B1, in servizio nelle forze armate italiane e spagnole, ed il PTZ-89, in servizio nell'mwewEsercito Popolare di Liberazione.

Contents

Italia
Note

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Caratteristiche

Sviluppati nel corso della mwfwseconda guerra mondiale, questi mezzi si differenziavano generalmente dai mwgasemoventi d'artiglieria in quanto montavano bocche da fuoco a tiro teso e diretto (quindi mwgqcannoni a puntamento diretto e non mwggobici come la maggior parte dei semoventi) ad alta mwgwvelocità iniziale ed erano protetti da pesanti corazze, inizialmente parziali e in seguito integrali, come i carri armati, dovendo operare direttamente a contatto con le forze corazzate nemiche. Dai carri armati si distinguevano invece per l'assenza, nella maggior parte dei casi, di una torretta mobile, e ciò, se da un lato richiedeva di controruotare i cingoli nel puntamento in direzione (quello cioè sul piano orizzontale), dall'altro consentiva un basso profilo e quindi offriva un minor bersaglio al tiro dei carri nemici.

Dopo la seconda guerra mondiale il ruolo dei cacciacarri si è notevolmente ridotto, dato che i compiti che venivano svolti da questi veicoli sono stati attribuiti direttamente ai mwhqcarro armato da combattimento (MBT).

Utilizzo e diffusione nel mondo

Germania

Nel luglio 1941 la mwiwWehrmacht si trovò di fronte il mwjaT-34 e il mwjqKV 1 sovietici, e fu costretta a trovare un mezzo per fermare queste nuove minacce. Gli unici carri disponibili che avevano un anello di torretta sufficiente a supportare un pezzo lungo da 75mwjg mm (arma ritenuta necessaria per poter affrontare con tranquillità la pesante corazza frontale del T-34) erano i mwjwPanzer IV, quindi fu iniziato lo sviluppo del Panzer IV F2, sulla base dei carri esistenti e fu iniziata la progettazione del mwkaPanzer V Panther. Tuttavia questa linea poteva portare frutti solo su tempi dell'ordine di diversi mesi (il Panzer IV F2 entrò in servizio nella primavera del 1942 e il Panther entrò in servizio solo nel luglio 1943), quindi, una volta stabilito che era necessario avere veicoli blindati armati con cannoni di almeno 75mm, si decise di rinunciare alla torretta per incrementare il calibro dell'arma. Su questa linea furono prodotti cannoni semoventi destinati ad operare contro i carri armati, definiti nella terminologia tedesca mwkqJagdpanzer (carri da caccia), in italiano mwkgcacciacarri o carri caccia. Invece, come già accennato, mwkwPanzerjäger (cacciatore di carri) fu il nome di battesimo di alcuni modelli oltre che la relativa specialità militare.

Tentativi nel senso di costruire semoventi destinati alla lotta contro i carri armati erano già stati effettuati, usando gli scafi del mwlqPanzer I su cui era montato un cannone da 47mwlg mm (mwlwPanzerjäger I), prodotto dal marzo al maggio 1940 in 132 esemplari. Questi veicoli non potevano essere la soluzione per il contrasto ai carri sovietici, quindi lo scafo del carro cecoslovacco mwmaPanzer 38(t) fu adattato per ospitare in una struttura aperta superiormente il cannone russo da 76,2mwmq mm (catturato in grandi quantità all'inizio della campagna) o il cannone anticarro PaK 7,5mwmg cm, questo nuovo veicolo fu denominato mwmwMarder III, mentre il mwnaMarder II fu basato su scafo mwnqPanzer II con lo stesso armamento. Questi veicoli furono costruiti in un numero notevole di esemplari ed operarono su tutti i teatri di guerra. Quando si resero disponibili cannoni anticarro da 88mwng mm fu realizzato un mwnwPanzerjäger su scafo PzKpfw III modificato (allungato e con alcune caratteristiche del Panzer IV, usato anche per il semovente mwoaHummel), denominati mwoqNashorn, costruito in pochi esemplari a partire dal novembre 1942 risentì della struttura aperta (simile appunto a quella dell'Hummel) per l'impiego in prima linea.

Gli scafi utilizzati per le prove del Tiger (P) (il carro Tiger progettato dall'ing. mwpaFerdinand Porsche) furono riconvertiti e, protetti con una struttura in casamatta, ospitarono il cannone mwpq8,8 cm KwK 43 L/71 diventando così gli mwpgElefant. Ci si aspettavano grandi cose da questi mezzi costruiti in 90 esemplari e furono usati per la prima volta a mwpwKursk (luglio 1943), con risultati estremamente deludenti. Questi mezzi pesantissimi, pur armati con il cannone più potente fra quelli che potevano essere montati su mezzi corazzati, erano totalmente impotenti di fronte alla fanteria, quindi subirono gravissime perdite. Ritirati dal fronte russo, furono utilizzati sul fronte italiano, dove comunque non brillarono visto che la loro titanica mole e l'altissimo rateo di peso per centimetro quadrato di cingolo non erano affatto adatti alle strade romane e ai ponti medievali e rinascimentali dell'Italia meridionale e centrale.

La soluzione dei mwqqJagdpanzer non era soddisfacente (anche se alcuni veicoli avevano caratteristiche notevoli), quindi fu iniziato anche lo sviluppo di veicoli studiati appositamente per il contrasto dei mezzi corazzati nemici.

Fino dal 1941 fu iniziata lo modifica dello mwqwSturmgeschütz III (mwracannone d'assalto), che, nato nel 1940 armato con un obice da 75mwrq mm in posizione fissa, era basato sullo scafo del mwrgPanzer III ed era completamente protetto. A partire dal modello F fu sviluppato un modello armato con il cannone 7,5mwrw cm StuK L/43, successivamente sostituito con il cannone 7,5mwsa cm StuK L/48 (modelli F/8 e G). Questi mezzi, che operarono dall'inizio del 1942 fino alla fine della guerra, si dimostrarono estremamente utili nel contrasto ai carri nemici, data la potenza del loro armamento e la loro bassa sagoma (erano alti 2,150 m).

La necessità di usare un'arma più potente del 7,5mwsg cm StuK L/48 costrinse i progettisti a usare uno scafo più ampio di quello del Panzer III (già nello StuG III l'equipaggio, con i portelli chiusi, era in condizioni estremamente disagiate), quindi fu progettato un mezzo su scafo Panzer IV, che utilizzava il Kwk 42-7.5mwsw cm (che, con una lunghezza di 70 calibri, aveva una velocità iniziale nettamente superiore a quella del modello usato sullo StuG III, lungo solo 48 calibri). Il mezzo entrò in servizio nell'ottobre 1943, ma ben presto, dato che tutta la produzione dei KwK 42 7.5mwta cm era assorbita dai mwtqPanzer V Panther, dopo i primi esemplari si dovette tornare al 7,5mwtg cm StuK L/48. Questo mezzo si dimostrò più che idoneo all'uso, anche se, nel corso del 1944 alcuni esemplari furono forniti del nuovo StuK 42 7.5mwtw cm (lungo 70 calibri), ma, dato che la produzione in serie iniziò alla fine del 1944 non si possono avere valutazioni precise né sulla quantità prodotta né sull'utilizzo del mezzo.

Certamente lo mwuqJagdpanzer più riuscito fu quello basato sullo scafo del Panther, detto mwugJagdpanzer V Jagdpanther che, armato con il cannone PaK 43 8,8mwuw cm L/71, aveva una sovrastruttura a piastre inclinate realizzata in modo tale da deflettere i colpi nemici, ed era praticamente privo di mwvashot traps (letteralmente, trappole per i colpi), per cui i proiettili che lo colpivano tendevano a scivolare sulla blindatura invece di penetrarla. Fu messo in linea nel febbraio 1944 ma le vicende belliche ne limitarono la produzione a soli 382 veicoli, dato che per lo scafo ed il sistema di propulsione del mezzo erano richieste notevoli quantità di materiali pregiati, che, in quei mesi, limitarono tutta la produzione bellica tedesca. Data la limitata produzione di questi mezzi, in genere venivano assegnati solo ai comandanti ed agli equipaggi più esperti.

Fu tentata la costruzione anche di un cacciacarri su scafo mwvgPanzer VI Tiger II, armato con il cannone PaK 44 12,8mwvw cm L/55 e con un peso che arrivava a 70 t. Questo peso ne limitava pesantemente la mobilità, quindi la sua unica funzione era difensiva. Ne furono costruiti 88 esemplari (11 sullo scafo del Tiger (P)) prima della fine della guerra.

Quando la Germania aveva conquistato la mwwqCecoslovacchia nel 1938 era in produzione presso le fabbriche mwwgŠkoda il carro TNH P-S, la cui costruzione fu continuata con il nome di Panzer 38(t). nel 1941 il carro era ormai obsoleto, quindi il suo scafo fu usato come base per artiglierie semoventi (fra l'altro per la produzione del Marder III, indicato sopra). Nel 1943 iniziò la progettazione di un cacciacarri leggero, basato appunto sullo scafo del Panzer 38(t), denominato mwwwHetzer. Questo mezzo si dimostrò il cacciacarri tedesco più longevo di tutta la guerra, dato che, dopo la fine della guerra, fu prodotto per l'Esercito Svizzero come mwxaG 13 e fu ritirato dal servizio solo negli anni settanta. Questo mezzo era armato con il PaK 39 7,5mwxq cm, e aveva una sagoma talmente bassa (2 metri di altezza) da essere quasi invisibile in appostamento, i suoi maggiori difetti consistevano nello spazio abitativo estremamente ridotto e nel fatto che il cannone, posto sull'estrema destra dello scafo, doveva essere tuttavia caricato da destra (questo a causa del fatto che il cannone era stato abbinato al progetto su una base di pura disponibilità e non era stato possibile progettarne uno mwxgmwxwad hoc), creando non pochi problemi al servente che nell'operazione rischiava di ferirsi anche gravemente.

Questi sono i veicoli studiati in Germania per avere una funzione anticarro, ma molti altri veicoli vennero da improvvisazioni effettuate quasi nelle officine campali (un esempio ne è il mwyqBren Carrier, armato con il mwygPaK 35 3,7 cm, che operò in mwywNormandia). Una descrizione dettagliata di tutti questi veicoli, spesso prodotti in quantità irrisorie, sarebbe in un certo senso fuorviante, mostrando un esercito che va avanti rattoppando i mezzi che trova in giro. In realtà la Wehrmacht, pur mostrando uno spirito di improvvisazione talvolta geniale, cercò sempre di operare con i mezzi prodotti per lo scopo preciso a cui erano destinati.

Italia

Il cacciacarri italiano più conosciuto della seconda guerra mondiale non era un cacciacarri, ma un semovente d'assalto. Infatti il mwawsemovente M40/M41 su scafo mwbaM13/40 era nato per supportare le fanterie operando in prima linea, e su questa base era stato fissato il suo armamento, cioè un obice da 75mwbq mm in casamatta. Tuttavia la sua sagoma bassa (185mwbg cm) ed il calibro del suo pezzo gli permisero di ottenere buoni risultati anche contro i carri alleati più potenti con cui si scontrò (notare, comunque, che non fu mai utilizzato contro i carri sovietici), grazie anche alla granata EP (Effetto Pronto, copertura per mwbwcarica cava). Questo mezzo partecipò alle operazioni militari in Africa a partire dalla mwcaBattaglia di al Gazala, poi successivamente sul fronte italiano. Dopo l'mwcqarmistizio di Cassibile (8 settembre 1943) i mezzi disponibili furono requisiti dai tedeschi ed utilizzati come mwcgSturmgeschütz M42 mit 75/18 (850) (i) fino alla fine della guerra. Nel dopoguerra i mezzi superstiti furono presi in carico dall'mwcwEsercito Italiano.

Sullo stesso scafo furono costruiti i semoventi mwdqAnsaldo 105/25 M.43, ma, dato che i primi furono completati solo a circa metà del 1943, questi mezzi (circa 80 esemplari) furono utilizzati solo dai tedeschi (mwdgSturmgeschütz M43 mit 105/25 (853) (i)) sul fronte italiano, non risulta che nessuno sia sopravvissuto alla guerra.

Prima del Semovente 75/18 su M13/40 era stato costruito lo mweaL40, sullo scafo del carro leggero mweqL6/40. Questo mezzo operò sia in Africa sia in Russia, ma non diede risultati particolarmente brillanti.

Il mwewsemovente 90/53 su scafo M13/40 era basato su un ottimo pezzo di artiglieria, nato come pezzo contraerei. Costruito in pochi esemplari come semovente controcarri, non può essere considerato un cacciacarri, in quanto doveva sparare da fermo e non in movimento, dato che l'equipaggio del pezzo era portato su un veicolo differente. Il 10º Raggruppamento Controcarro Semoventi, armato con questa arma, contrastò lo sbarco alleato in mwfaSicilia con una notevole decisione, provocando danni alle colonne corazzate alleate. Praticamente tutti questi mezzi furono persi nei primi giorni dell'invasione, ne sopravvive solo un esemplare allmwfq'mwfgAberdeen Ordnance Museum (Museo Militare di Aberdeen).

Attualmente è in dotazione all'mwgaesercito italiano l'mwgqautoblindo cacciacarri mwggCentauro.

Stati Uniti

Lo sviluppo dei cacciacarri negli Stati Uniti fu iniziato nel periodo delle due guerre a scapito dello sviluppo dei carri, dato che il comandante dellmwhq'mwhgArmy Ground Forces (Forze terrestri dell'Esercito), cioè l'organismo statunitense che doveva sviluppare le dottrine di impiego delle forze terrestri, generale Lesley Mc Nair, proveniva dall'arma di artiglieria, quindi vedeva i carri solo come supporto della fanteria o come unità di cavalleria che dovevano sfruttare gli sfondamenti effettuati da fanteria e artiglieria. Questa dottrina, che escludeva l'ipotesi di un combattimento carro contro carro,cite-ref-2[2] se da una parte portò l'mwjaUS Army a dover sviluppare dei carri armati in tutta fretta nel 1941, d'altra parte permise uno sviluppo dei cacciacarri (mwjqtank destroyers nella dizione statunitense) con teorie di impiego tattico più avanzate di quelle europee.

Gli Stati Uniti, a differenza delle altre nazioni, si orientarono su cacciacarri con il pezzo in torretta aperta e con protezione generale più ridotta rispetto a quella dei carri. La prima soluzione permetteva un'azione mwjwà tout azimut (in qualsiasi direzione), mentre i cacciacarri con pezzo in casamatta erano limitati all'azione in caccia (o, peggio, in ritirata come l'mwkaArcher britannico), tuttavia la prima soluzione era penalizzata dal maggiore peso dell'anello di torretta, che rappresentava un notevole aggravio per il peso totale del mezzo. Naturalmente queste caratteristiche morfologiche si riflessero sulla teoria di impiego, che non prevedeva i cacciacarri in prima linea (come per i tedeschi ed i sovietici), ma utilizzati da distanze relativamente elevate. I cacciacarri statunitensi trovarono impiego solo sui teatri operativi europeo (ETO) e mediterraneo (MTO), dato che il contrasto corazzato nel Pacifico era praticamente trascurabile; i pochi M10 che furono inviati in tale teatro operarono come supporto per la fanteria.

Il primo cacciacarri americano derivò direttamente dalle teorie di impiego dei carri negli Stati Uniti, che prevedevano comunque cannoni di calibro relativamente elevato e di alta velocità iniziale per il contrasto ai carri, quindi fu studiata quasi subito la possibilità di montarli su scafi di carro. Il primo cacciacarri prodotto fu il mwma3-inch Gun Motor Carriage M10, sullo scafo del carro medio mwmqM4A2 Sherman. In questo veicolo la parte superiore della corazzatura fu alleggerita ed al posto della torretta del carro fu inserita una torretta aperta superiormente armata con un cannone M7 da 3 mwmgin (76,2mwmw mm). Questo mezzo fu costruito dal settembre al dicembre 1942, per un totale di 4993 veicoli (che ne fanno il cacciacarri americano prodotto in più esemplari, e anche più di tutti Panther costruiti in Germania nel corso della guerra); operò nei battaglioni autonomi anticarro e nella mwnaBritish Army (Esercito Britannico), in cui era noto come mwnqM10 Wolverine (mwngghiottone). Nel British Army alcuni mezzi furono riequipaggiati con il mwnw17 pdr e furono denominati mwoaAchilles. Sempre sullo scafo dell'M4 fu costruito un altro cacciacarri, che montava una nuova torretta rispetto all'M10 ed era armato con un cannone T7 da 90mwoq mm. Questo mezzo, denominato mwogmwow90 mm Gun Motor Carriage M36 (conosciuto anche come mwpaM36 Jackson), entrò in servizio in Europa solo alla fine del 1944, e fu prodotto in 2324 esemplari. Nella versione M36B2 (724 mezzi) la torretta aperta fu sostituita da una torretta chiusa.

L'ultimo cacciacarri statunitense fu lmwpg'mwpwmwqaM18 3 in Hellcat ("strega"), che portava lo stesso cannone dell'M10, ma su uno scafo progettato appositamente (era stato ricavato dallo scafo del carro leggero mwqqM24 con notevoli modifiche), armato con un cannone M1A1 o M1A2 da 76,2mwqg mm, più potente di quello utilizzato sull'M10. Prodotto in 2507 esemplari dal luglio 1943 all'ottobre 1944.

Unione Sovietica

A partire dal 1942, cioè quando apparve chiaro che i tedeschi avrebbero messo in campo carri più pesanti del mwrgPzKpfw IV, i sovietici iniziarono a studiare veicoli destinati al contrasto a dei carri nemici. Il primo fu un veicolo basato sul carro leggero mwrwT-70, il mwsamwsqSU-76, che aveva un cannone da 76.2mwsg mm in una struttura aperta sopra lo scafo del carro. Questo mezzo diede buoni risultati per tutta la guerra e successivamente nella mwswguerra di Corea, finché non fu costretto a confrontarsi con i carri pesanti mwtaM26 Pershing. Come generalmente per tutti i veicoli sovietici, non è noto il numero di mezzi costruiti.

Il carro mwtgT-34 fornì la base per costruzione nel 1944 del mwtwmwuaSU-85, che aveva un cannone da 85mwuq mm in casamatta completamente chiusa. Uno sviluppo quasi immediato, dovuto alla comparsa del T-34 armato con un cannone da 85mwug mm, di questo cacciacarri (1945) fu il mwuwSU 100, simile, ma armato con un cannone da 100mwva mm, lungo ben 54 calibri.

L'ultimo cacciacarri sviluppato in URSS nel corso della seconda guerra mondiale fu il mwvgmwvwISU-122, su scafo del carro mwwaIS con un cannone mwwq122mm M 1931-37, montato in modo da avere una traversa di 11° (piuttosto elevata per un mezzo con cannone in casamatta). Questo carro venne comunque modificato installando un mwwg152 mm M1937 dando alla luce l'mwwwISU-152.

Note

cite-note-11. mwygFerdinand Maria von Senger und Etterlin, mwywThe World's Armored Fighting Vehicles, London, MacDonald, 1962, p.mwza 9.
cite-note-22. mw0qAutori vari, mw0gArmi da guerra. Enciclopedia delle armi del XX secolo, vol.mw0w 10, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1986, p.mw1a 1864.

Bibliografia

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Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) tank destroyer, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.